MICROCOSM BY HOLOGRAM: RIDUTTIVO CHIAMARLO PEDALINO. CE LO MOSTRA FABRIZIO TAVERNELLI

Rock’n’Roll Lifestyle: il meglio della musica da indossare, assaporare, leggere
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Non sono una chitarrista, ma so che quando ci sono di mezzo pedali, strumenti ed effetti Fabrizio Tavernelli è la persona giusta da contattare per avere consigli. E’ un musicista curioso, che ama sperimentare e osare con la musica, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che dei testi. Un magma di suoni e idee che in oltre 30 anni di carriera non si è ancora sopito.
Taver

Taver

Fabrizio Tavernelli, già fondatore degli A.F.A (Acid Folk Alleanza), band di culto negli anni Novanta, ed En Marque D’Autre, ha pubblicato nel 2020 il suo ultimo lavoro come solista dal titolo “Homo Distopiens”, un concept che vede al centro le attuali tematiche legate all’emergenze climatiche e al nostro impatto sul pianeta. E’ il quinto che pubblica con la sua band in versione solista, senza contare il progetto Ajello con dj Rocca, Babel e altre numerose collaborazioni e progetti di scrittura e musica. Dal 2 aprile 2021, per quattro mesi, con una pubblicazione al mese, i dischi dei suoi AFA saranno finalmente in streaming e in download su tutte le piattaforme web. Venerdì 7 maggio è il turno di “Nomade Psichico” (1996) e a seguire troverete anche “Manipolazioni” (1997) e “Armonico (1999)”.
Oggi però ho chiamato Taver per mostrarci come funziona l’ultimo suo acquisto: il Microcosm della Hologram, un pedale multiuso strabiliante.
non ho trovato molte recensioni e spero che questa possa esservi utile
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MICROCOSM HOLOGRAMMicrocosm della Hologram

44 preset manipolabili
costo: 400 euro
Tempi di consegna: fino ad un mese di attesa a
Un saluto a tutti e grazie a Gloria per l’invito.
Per prima a cosa ci tengo a precisare che che non sono un chitarrista, non sono un virtuoso, un tecnico e non ho le competenze di un chitarrista su caratteristiche e potenziali di pedali, effetti, amplificatori, etc. Non voglio rubare il mestiere a nessuno. Certo nel tempo, tanto, che ho passato tra sale prove, palchi e studi di registrazione ho affinato l’ascolto, ho allenato l’orecchio, mi sono addentrato nei meccanismi di produzione e creazione di suoni, arrangiamenti, canzoni. Quindi riesco a prevedere se quel particolare strumento, se quel particolare effetto, se quella nuova tecnologia può aiutarmi a sviluppare, elaborare le idee che mi girano in testa. Continuo ad agire sul formato canzone, mi pare ancora una griglia su cui si può intervenire e innovare, in particolare mi è sempre interessato portare in quel contenitore elementi obliqui, stranianti, trasposti da altri ambiti. Nella song mi piace fare incontrare il colto e il popolare, rendere l’avanguardia comunicativa, utilizzare strategie che diano nuove prospettive. Insomma le alchimie di Brian Eno rimangono un riferimento costante.

MICROCOSM BY HOLOGRAM

pedale

Foto di Fabrizio Tavernelli

Torniamo ai mezzi per concretizzare visioni e atmosfere: un tempo era decisamente più facile, un flanger, un chorus, un echo, un distorsore, pochi pedali servivano per creare quel suono che sentivo sugli album post-punk di fine settanta, primi ottanta che hanno segnato i miei ascolti adolescenziali. Subito dopo sono arrivati i sintetizzatori e le drum-machine e anche lì, con l’elettronica si è aperto un altro mondo e altre esplorazioni. Un nuovo modo di fare e intendere la musica è stato con l’avvento del campionatore e davvero questo aggeggio ha aperto possibilità infinite. Nel tempo mi sono interessato al mondo degli strumenti autocostruiti, del circuit-bender, della manipolazione sonora ma allo stesso tempo ho cominciato a sentire il bisogno di sonorità più arcaiche, naturali, organiche, fields recordings, habitat o come dice il critico-musicologo-sperimentatore David Toop, oceani di suono. I drones che siano creati artificialmente o che siano gli ambienti che ci circondano sono flussi di suono che danno profondità, spazialità. Il loop nella sua struttura circolare, ad anello, nel suo ripetersi e reiterarsi diventa una metafora dell’esistenza. Drones e loops, non a caso li cito, perchè la macchina, l’aggeggio in cui mi sono imbattuto è un fantastico generatore di sfondi, paesaggi, universi. Sono sicuro, come mi è capitato con altri aggeggi prima elencati, di avere incontrato qualcosa che mi accompagnerà nei prossimi tempi. Il Microcosm della Hologram (fondata nel 2015 a Knoxville, USA) viene definito sul sito della casa come un nuovo effetto per musicisti avventurosi e in effetti ogni volta che lo accendo e ci smanopolo un pò, è davvero un viaggio senza frontiere, lisergico, cosmico. Pedale, toolkit, effetto, loop station, campionatore, tutto questo per una cascata di microloops, delay granulari, textures, drones ipnotici, sequenze, glide, pitch shifter, clusters, mosaici, patterns, glitches, arpeggi aleatori. Io lo sto usando per una minima parte delle sue possibilità (ancora una volta preciso che il mio è un approccio intuitivo, istintivo, dadaista) ma sta influenzando e marchiando molte delle mie ultime composizioni spero destinate prima o poi a un nuovo album. Anzi debbo dire che ciò che esce dal Microcosm (che uso per filtrare la chitarra, sintetizzatore o altra tastiera) è stata ed è la colonna sonora di questo periodo di pandemia. Come i suoni di un film di fantascienza catastrofista, come la distopia che stiamo vivendo.

RICHARD PINHAS NE POSSIEDE UNO

Proprio mentre stavo in rete in quarantena e mentre surfavo sui social mi sono imbattuto in un post su facebook di Richard Pinhas (se non lo conoscete lo consiglio, è un ottimo chitarrista sperimentale francese tra elettronica e richiami a Robert Fripp) e conoscendo alcuni suoi album  mi sono incuriosito.  Granulare, quella era la dicitura che mi aveva preso, un pò come in informatica, l’idea di elaborazione, astrazione, la creazione di suoni complessi. Subito sono andato a vedere alcuni tutorial su youtube e così ho appurato le sue possibilità e una ecletticità unica. Era quel catalizzatore sonoro di cui avevo bisogno ma c’erano alcuni scogli : il prezzo fuori portata per le mie tasche e extrabudget rispetto al mio ménage quotidiano, il fatto che non fosse distribuito in Europa e che fosse prodotto in un numero limitato di esemplari. Ho cominciato a strologare su come reperire quella somma e se aspettare un pò e magari trovarlo dopo qualche mese usato. Poi per incastri del destino e per un lascito della collezione di monete di mio padre (questo è il suo ultimo regalo, il primo furono i rototoms che mi comprò da Ceriani a Reggio, grazie Papà) quella cifra è saltata fuori e così ho deciso di fare la follia. Già perchè per me, musico povero con altra attività lavorativa e famiglia, 500 euro per un pedale o modulo sonoro (non so ancora come definirlo) sono parecchi. Comunque ottimo acquisto, più che soddisfatto, consegna in un paio di settimane, packaging super che mi saluta alla sua apertura “Hello, i am microcosm” e io che rispondo con una macro-approvazione.

DETTAGLI TECNICI

FullSizeRender

 

Non sono bravo con i dettagli tecnici ma visto che a qualcuno potrebbe interessare ci provo : 11 effetti looping e granulari per un totale di 44 preset manipolabili, pitch modulation, FWD reverse, stereo reverb, resonant lowpass filter, stereo phrase looper (60 secondi di performance) 16 user presets, MIDI In/Out/Thru, clock synch, tap tempo, micro loop (mosaic, seq, glide) granules (haze, tunnel, strum) glitch (blocks, interrupt, arp) multidelay (pattern, warp) . Per finire dovrei suggerire per quale/i genere sia adatto il microcosm, ho letto che si specificava experimental, ambient music, drone, glitch, post-rock, noise, psichedelia, cosmic, kraut, etc. etc. in verità credo che il microcosm al di là delle categorie stagne possa essere una risorsa per qualsiasi musicista curioso e in chiusura vi cito, random, alcuni nomi che mi sono venuti in mente mentre scorrevo i preset e provavo a customizzare gli effetti : Brian Eno, i frippertronics di Fripp, Fennesz, Oren Ambarchi, Jon Hassell, Michael Brook e la infinite guitar, Daniel Lanois, Steve Hillage, Manuel Gottsching, Jonny Greenwood (che già utilizza un altro effetto della Hologram, l’Infinite Jets) Mary Halvorson, Boards of Canada, Tangerine Dream, Klaus Shulze, Cluster, James Blake, Dirty Projectors, Adrian Belew, Low, Sonic Youth, Metal Machine Music, Fred Frith, Sigur Ros, Durutti Column, Syd Barrett/ Pink Floyd, Bill Frisell, David Sylvian, Holger Czukai, Nels Cline, Keiji Haino, Sunn O))), Hans Reichel, Elliot Sharp, Glenn Branca, Paolo Angeli, Derek Bailey, Wilburn Burchette, Red Crayola, Spacemen 3, My Bloody Valentine, Loop, Paolo Tofani, Kevin Drumm, The Orb, Basinski,  Bill Laswell, Pauline Oliveros, Terry Riley, Ariel Kalma, Harold Budd, Laurie Spiegel, Julianna Barwick, Suzanne Ciani, Delia Derbyshire, Debussy, Scott Walker, Arvo Part, polifonie, canti di balene, rain forest, suoni del vento di Marte, Quasar, Stelle nane, i segnali del datellite Sputnik. Chissà se mi vaccineranno con lo Sputnik?

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Author: Gloria Annovi

Giornalista pubblicista. Adoro cucinare ascoltando John Coltrane, colleziono cappelli e ho un debole per la decade degli anni Sessanta e Settanta, a cui mi ispiro nell’abbigliamento. Già speaker radiofonica, mi dedico alla musica e alla scrittura da diversi anni. La mia valigia? Grande e 'tappezzata' da adesivi rock

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