La nostra cena da Little Pine, il ristorante vegano di Moby

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Ci ho messo esattamente 3 anni per convincere mio fratello a portarmi a cena da “Little Pine”, il ristorante vegano di Moby che si trova a Silver Lake, Los Angeles. Giamma non ama molto questo tipo di cucina e nemmeno io sono particolarmente affascinata dalla filosofia del ‘veganesimo’, nonostante apprezzi i buoni principi etici che ne sono alla base e la proposta gastronomica ‘salutare’. Ma una come me, non resisterebbe 4 giorni a seguire questo tipo di dieta: troppe restrizioni e troppa la voglia di testare tutte le cucine del mondo. Potrei giustificarmi dicendovi che sono nata sotto il segno dei pesci (e che solo la corrente può decidere dove trasportarci) ma questo è un blog di viaggi e allora cercherò di raccontarvi come è stata la nostra esperienza in questo piccolo ristorante losangelino…

 

Il quartiere di Silver Lake è pieno di ristoranti e bar in cui fare tardi la sera. Sono sparsi tra le colline e su Sunset Blvd, illuminati da luci al neon e muniti di ‘Valet’ che ti parcheggiano l’auto mentre tu ti gusti la tua cena a lume di candela. I migliori burritos sono quelli di “Buisados”, un piccolo locale messicano che si trova sulla strada, vicino ad Echo Park. Una sorta di chioschetto che non noteresti neppure, se non fosse per la fila di persone che ogni giorno si ferma a mangiare economici piatti piccanti al sole, nella minuscola distesa che si trova sul retro del locale. Ma i vegani più hipster di Los Angeles preferiscono cenare da Little Pine, il locale che ha aperto il musicista Moby nel 2015.

Moby, musician and owner of Little Pine restaurant.

Moby seduto nel suo locale

Si trova su Rowena Ave, una via non troppo affascinante che si trova nella zona più collinare di Silver Lake, non molto lontano dal quartiere di Los Feliz.  La prima cosa che mi ha colpito arrivando è il murales che si trova a lato della costruzione, una gigantografia del Presidente Donald Trump sotto cui l’artista ha posto la scritta “Disobedy” (disobbedire). Tutti in città sanno che l’ex prodigio dell’elettronica non è schierato con i repubblicani e che negli ultimi anni ha preferito dedicarsi a scrittura, veganesimo e architettura & design.

L'entrata del locale

L’entrata del locale

Lo ha dichiarato lo stesso proprietario sulla pagina web del suo locale, in cui dice sostanzialmente che questo locale è stato aperto per portare avanti la sua filosofia di vita e potersi esprimere attraverso le cose che ama, tra cui appunto l’arte grafica e la cucina vegana, per fare rete, creando quel senso di comunità che proprio a tavola spesso, si sviluppa. Credo che non sia un caso che nel locale i cellulari siano praticamente fuori uso. ‘Nessuna copertura di rete’. Finalmente sei obbligato a chiacchierare con il tuo commensale e a staccare la testa dalla realtà virtuale, per dedicarti ai piacere della cucina in un locale che stimola diversi sensi: gusto, udito, olfatto, vista.

Photo credit FB di Little Pine

Photo credit FB di Little Pine

La sera la piccola sala è illuminata dalla luce delle candele e si fatica quasi a leggere il menù, ma credo che sia anche questo parte della filosofia di “Little Pine” che cerca di ricreare un’atmosfera intima, tra sedute in legno (panche e sedie colorate) e lampadari moderni che ricordano il design nordico . E poi, quella carta da parati che riprende il logo del locale, una foresta innevata dalla neve, che altro non è che una foto scattata dallo stesso Moby. All’entrata c’è persino una piccola parete con il merchandising del locale, libri e incensi profumati (che ho comprato anche io).

Moby tra gli scaffali all'entrat del locale

Moby tra gli scaffali all’entrat del locale

Il menù è invece composto da queste voci: zuppe e insalate; “small plates” (che si avvicina all’idea dei nostri contorni e antipasti) e infine “large plates” (con primi e secondi).

Noi abbiamo testato: “side of housemade focaccia” (5 dolari) una sorta di focaccia impastata con olio Garlic ed erbette aromatiche e ancora, “roasted carrots” (11 dollari) carote affumicate al profumo di timo e accompagnate da ricotta ed erbette; “autumn risotto” (16 dollari) ovvero risotto arborio con zucca, funghi Maitaki, rosmarino, timo e crostino al formaggio e per finire “sausage & polenta” (16 dollari) una rivisitazione del tradizionale piatto di polenta e salsiccia qui accompagnata da salsa di pomodoro, basilico e tofu.

Il nostro risotto

Il nostro risotto

A nostro personalissimo gusto i piatti erano buoni, ma il riso era troppo cotto anche se gli abbinamenti degli ingredienti erano interessanti, tranne quello della salsa di pomodoro ad accompagnare la polenta (che però era buona e ben cotta questa volta). Il menù dei cocktails invece non mi ha affascinato molto e ho finito per bere del tea caldo (hanno diverse opzioni di tea e tisane) al posto di un ipotetico drink “heartbeets” fatto con succo di melograno, basilico, alcool fermentato, Champagne e qualche altro ‘intruglio’ di cui non ricordo il nome :)

Ph credit Little Pine FB

Ph credit Little Pine FB

Il nostro voto finale è stato un 7, almeno per la cena, che servono dalle 5 di pomeriggio sino alle 22 di sera. Ma credo che debba essere interessante anche l’opzione del brunch, che vede in menù pasticceria fatta in casa, avocado toast, berry granola bowl, tofu scramble o lemon poppyseed pancakes!

Little Pine è un ottimo posto in cui staccare la spina e testare qualche piatto diverso dal solito, a casa di un musicista che continuo comunque a stimare.

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LITTLE PINE

2870 Rowena avenue, Los Angeles

littlepinerestaurant.com

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Gloria Annovi

Author: Gloria Annovi

Giornalista pubblicista. Adora cucinare ascoltando John Coltrane, colleziona cappelli e ha un debole per la decade ’60-’70, a cui si ispira nell’abbigliamento. Già speaker radiofonica, si dedica alla musica e alla scrittura da diversi anni. La sua valigia? Grande e 'tappezzata' da adesivi rock

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