Tutto sul Grammy Museum

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L’ennesimo buon motivo per visitare la città di Los Angeles (CA) si chiama Grammy Museum e presenta ben 2.800 mq tutti dedicati alla musica!

L'entrata del museo foto credit by laaweekly

L’entrata del museo foto credit by laaweekly

Inaugurato nel Dicembre 2008, in concomitanza con il 50° anniversario dei GRAMMY Awards, questo museo è ubicato all’angolo tra la Olympic Boulevard e la Figueroa Street a Downtown, a pochi passi dal NOKIA Theatre e dagli splendidi palazzi della storica Downtown, che vide i fasti della vecchia Hollywood.

Una sala del Grammy Museum

Una sala del Grammy Museum

La costruzione che ospita il museo si chiama “Pierre Cossette Center” ed è stata intitolata proprio al padrino dei Grammy, Pierre Cossette, produttore teatrale e televisivo che ha portato questo show in tv nel 1971.

Mappa

Mappa

Ma prima di mettere piede nel museo è bene informarsi sull’importanza dei Grammy Awards! Si tratta di uno dei più importanti risultati conseguiti nel settore della musica. Originariamente chiamato Gramophone Award, equivale ad una sorta di Oscar del settore discografico, i Grammy vengono consegnati per 105 diverse categorie di contributi, suddivise rispetto a 30 generi musicali, dal pop al gospel all’hip hop.  La cerimonia si svolge sempre i primi di febbraio presso lo Staples Center (icino da qui) e la serata è interamente trasmessia in diretta TV.

Adele fa bottino di Grammy Awards

Adele fa bottino di Grammy Awards

Per noi di Musicpostcards sarebbe un sogno parteciparvi come pubblico :) Ma per ora abbiamo potuto rivivere le migliori performance degli artisti premiati solo attraverso lo schermo e la cosa positiva è stata il non dover indossare per forza un abito da Red Carpet, indispensabile per chi ha la fortuna di entrare allo Stample Center.  La visita al museo, che dura circa un’ora e che costa 12 dollari (ma ci sono anche riduzioni), inizia proprio da una sala piena di schermi, su cui sono proiettate le immagini più famosa della storia dei Grammy Awards.

La struttura si sviluppa su 4 piani e l’esposizione è strutturata in modo interattivo, affinché il pubblico diventi parte integrante di un viaggio nel tempo fatto di suoni, flashback e immagini. Ma anche di memorabili e abiti di scena, custoditi perfettamente, come nel caso degli abiti di scena usati da Frank Sinatra e delle chitarre appartenute a John Fogerty.

Una vetrina dedicata a John Fogerty, foto del Grammy Museum

Una vetrina dedicata a John Fogerty, foto del Grammy Museum

Immancabili le statuette dorate, pezzo forte del museo, che qui si possono osservare da vicino in tutto il loro splendore. Grazie a cuffie audio e pannelli multimediali si può invece apprendere degli aneddoti legati a testi e registrazioni leggendarie, divise per decade e genere musicale.

Foto by Rhetroactive.com

Foto by Rhetroactive.com

Foto by Tracygallager.com

Foto by Tracygallager.com

I turisti sono continuamente invitati ad entrare in sintonia con la musica di sottofondo. Si può persino provare a sovraincidere batterie o chitarre elettriche sopra celebri brani, attraverso l’uso di strumenti a nostra disposizione. Ma la sezione più divertente, almeno dal mio punto di vista, è quella chiamata “In The Studio” . Composta da 8 cabine multimediali permette di fare un tour virtuale negli studi losangelini della Capitol Records.

michael jackson look

michael jackson look

Durante la cerimonia trasmessa in Tv non è solo la musica a fare scalpore, ma anche gli abiti trasparenti e sexy delle celebrità in gara. Molti di questi sono esposti insieme a quelli usati per videoclip e tour mondiali.

Daft Punk abiti

Daft Punk abiti ph by Grammy

Giacca del JAko

Giacca del JAko, ph by Grammy

Custoditi come fossero gioielli faraonici sono le giacche e i costumi di scena appartenuti a Michael Jackson, artista che per la fama e l’amore del pubblico si è guadagnato un’intera stanza del museo. E chi potrebbe mai dimenticare il suo completo rosso giacca-pantalone indossato per le riprese di Thriller?!

E mentre io fotografavo gli abiti di Beyoncé e Donna Summer, Marco contemplava la bellezza della Stratocaster appartenuta a Stevie Ray Vaughan, uno dei nostri idoli musicali.

LA Strato di Steve Ray

LA Strato di Steve Ray, photo by Grammy

Scendendo si entra in una sala che omaggio la musica messicana, molto apprezzata a Los Angeles, città con una delle più ampie comunità messicane del Nord-America.

Sempre al secondo piano troviamo anche lo shop, con tantissimi gadget musicali e t-shirt. Ed è proprio in quest’angolo del museo che vengono allestite le mostre stagionali, dedicate a famosi fotografi, band musicali o eventi leggendari quali Woodstock: a noi è capitato di visitare una bellissima esibizione dedicata alla scena musicale di Laurel Canyon degli anni Sessanta.

Grammy interno

Particolare mostra su Laurel Canyon, Foto di Gloria

mostra Grammy particolare

Particolare mostra su Laurel Canyon, Foto di Gloria

Il Grammy organizza anche workshop ed eventi collaterali durante tutto l’anno, consultabili sulla pagina web del museo. Un’occasione in più per conoscere la storia della musica che ancora oggi muove il mercato discografico americano, uno dei più influenti al mondo. A mio parere questo museo potrebbe piacere anche ai bambini, che fuori dalla struttura si divertono a saltare sulle placche dorate in stile Walk of Fame.

foto di Gloria

foto di Gloria

A noi è piaciuto sentire come è cambiata la qualità della musica negli anni, attraverso l’uso di diversi supporti o strumenti (passaggio dal grammofono alla cassetta, ad esempio) e sfiorare oggetti iconici, come le maschere spaziali dei Daft Punk.

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GRAMMY MUSEUM

angolo tra la Olympic Boulevard e Figueroa Street a Downtown (LOS ANGELES)

Aperto tutto l’anno, anche di sabato domenica (dalle ore 10 alle 19.39)

Possibilità di parcheggio a pagamento tra i  $ 4 e i $ 10

Ingresso  $ 14

 

 

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Gloria Annovi

Author: Gloria Annovi

Giornalista pubblicista. Adora cucinare ascoltando John Coltrane, colleziona cappelli e ha un debole per la decade ’60-’70, a cui si ispira nell’abbigliamento. Già speaker radiofonica, si dedica alla musica e alla scrittura da diversi anni. La sua valigia? Grande e 'tappezzata' da adesivi rock

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